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Elezioni USA 2020 – Le proposte economiche

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L’Osservatorio Amerigo sulle Elezioni Presidenziali USA 2020 dedica il suo terzo appuntamento ad una riflessione sugli scenari economici nazionali ed internazionali
di Rosa Giovanna Barresi
Le elezioni presidenziali sono un fenomeno complesso: ai fini della vittoria di un candidato hanno sempre pesato, in ordine di importanza, lo stato dell’economia, le simpatie personali e la piattaforma elettorale. Quest’ultima è ritenuta da tutti un argomento di scarsa presa sull’opinione pubblica, in quanto spesso le proposte economiche dei due candidati si equivalgono. In realtà, quest’anno esistono differenze significative tra quanto proposto dal Presidente Trump e dal suo avversario, il sen. Joe Biden.

Scenario a lungo termine

Prima della pandemia, il Dipartimento del Lavoro prevedeva un rafforzamento dell’economia USA nei prossimi dieci anni: a parità di occupazione, si prevedeva un aumento di produttività pari allo 1,8%. A causa di ciò, il settore manifatturiero ed il commercio al dettaglio avrebbero perso un milione di posti di lavoro, assorbiti dallo sviluppo di altri settori, come la sanità o i servizi. Ora, secondo la “pandeconomia” (lo studio di come il COVID-19 stia modificando la nostra economia), la crescita della produttività dovrebbe subire un forte rallentamento e la disoccupazione dovrebbe aumentare. Lo scorso settembre, Alan Greenspan (ex presidente della Federal Reserve) ha dichiarato che l’inflazione ed il debito pubblico sono le maggiori criticità per l’economia staunitense. In effetti, secondo la maggioranza degli economisti, in presenza di disoccupazione crescente, ed in assenza di miglioramenti della produttività, si può generare inflazione. Se questo scenario dovesse verificarsi, il ceto medio verrebbe a sopportare il maggior disagio.

Social Security

Le sovvenzioni statali alle famiglie sono attualmente la principale voce di spesa del bilancio federale. Per la Social Security nell’anno 2021, si stima un esborso di circa 1.150 miliardi di dollari, dei quali il 90% verrà fornito dalla normale tassazione sugli stipendi. Il restante 10% sarà coperto da una tassa addizionale sugli stipendi di fascia alta, nonché dagli interessi sugli accantonamenti. Ma le elezioni di novembre cambieranno drasticamente queste previsioni. Infatti il Presidente Trump ha già decretato una moratoria per le tasse sugli stipendi, rinviandone il pagamento alla fine dell’anno. Inoltre, nel caso venga rieletto, ha promesso l’abolizione di queste tasse: in questo caso, le spese per la Social Security verranno prelevate direttamente dal bilancio generale dello Stato. Al contrario, il sen. Biden ha proposto di aumentare gli incentivi alle famiglie meno abbienti, aumentando le tasse sugli stipendi di fascia altaSecondo la Costituzione, il Presidente non avrebbe l’autorità di abolire un regime fiscale o di modificare gli stanziamenti per la Social Security, in quanto queste decisioni richiedono in ogni caso l’approvazione di una legge specifica da parte del Congresso. Inoltre, il Chief Actuary (una carica analoga al nostro Ragioniere Generale dello Stato) ha previsto che, in mancanza di alcun gettito fiscale e di altri stanziamenti alternativi, gli accantonamenti per la Social Security si esauriranno entro il prossimo 2024. Tutto questo rende molto difficile una previsione su cosa accadrà a questa voce di bilancio.

Difesa

Le spese per la difesa costituiscono il terzo capitolo di spesa (In ordine di grandezza) del bilancio federale. Il Presidente Trump, nella sua agenda per il secondo mandato, si è impegnato a mantenere il livello della capacità militare degli Stati Uniti, ad azzerare il terrorismo internazionale ed a concludere la partecipazione degli Stati Uniti alle cosiddette “guerre senza fine”. Per realizzare questi obiettivi, si è impegnato ad aumentare del 2.4% il bilancio della difesa per il 2021. Riguardo all’arsenale nucleare, Trump si è sempre dichiarato apertamente per una sua modernizzazione. Nel caso di una vittoria di Joe Biden, gli analisti si aspettano che le spese per la difesa vengano ridotte del 2 o del 3%. Inoltre, sebbene Biden abbia sostenuto in passato l’esigenza di ridimensionare il ruolo delle armi nucleari, è probabile che il loro processo di monernizzazione non verrà interrotto, in quanto questa decisione riscuote significativi consensi sia da parte Democratica che da parte Repubblicana.

Obamacare

Le disposizioni del Affordable Care Act erano state approvate nel marzo del 2010, con l’obiettivo di diminuire i costi delle assicurazioni sanitarie, rendendo obbligatorio per tutti un livello minimo di pagamento (in sostanza, una tassa sulla salute) e predisponendo un sistema di incentivi per i meno abbienti. Attualmente gli stanziamenti per il cosiddetto Obamacare occupano il sesto posto nel bilancio federale, ma sono destinati a salire nei prossimi anni a causa dell’invecchiamento della popolazione. La Corte Suprema degli Stati Uniti, in occasione della sentenza “National Federation of Independent Business v. Sebelius, 567 U.S. 519 (2012)“, aveva dichiarato (con una maggioranza di 5 a 4) che Obamacare rientrava nei diritti costituzionali del Congresso in materia di tassazione. Nonostante questa sconfitta, il Partito Repubblicano, che si è posto l’obiettivo di abrogare la legge dal preciso momento in essa è stata approvata, ha raddoppiato gli sforzi in questa direzione. Così, nel dicembre 2017, il Presidente Trump (nel quadro del Tax Cuts and Jobs Act) ha ridotto a zero dollari il livello minimo di pagamento necessario per accedere ai benefici di Obamacare, allo scopo di negare la natura fiscale della legge, rendendola in tal modo  incostituzionale. Nel febbraio 2018, la Corte Distrettuale Federale del Texas (su richiesta dallo Stato del Texas e da altri 19 stati) confermò l’incostituzionalità di questa nuova versione di Obamacare. Contro tale decisione, la California ed altri 17 stati hanno presentato appello nel gennaio del 2019, portando di nuovo il caso alla Corte Suprema. La vertenza verrà discussa il 10 novembre, una settimana dopo le elezioni presidenziali. Dopo la scomparsa del giudice Ruth Bader Ginsburg, il Presidente Trump ha proceduto alla sua sostituzione con Amy Coney Barrett, nonostante le numerose richieste di rinviare tale nomina a dopo le elezioni presidenziali La nuova composizione della Corte rende estremamente probabile che a questo punto Obamacare verrà abrogata definitivamente, lasciando gli stanziamenti attuali alla discrezione del Presidente in carica in quel momento.

Tasse e tariffe doganali

Le disposizioni del Tax Cuts and Jobs Act (varato dal Presidente Trump nel 2017, il suo primo anno di presidenza) hanno indubbiamente favorito le fasce di reddito più elevate. L’aliquota di tassazione dei redditi più elevati è stata diminuita dal 39.6 % al 37%. Grazie a questa legge, le aziende hanno potuto iscrivere a passività alcune spese (attività di ricerca e sviluppo, asset a breve termine) che in precedenza avevano necessità di un ammortamento pluriennale. Infine, nella sua piattaforma elettorale, il Presidente Trump, ha proposto di abbassare la tassa sui redditi finanziari dal 20% al 15%, ma senza fornire dettagli specifici.Di diverso avviso il sen. Biden, che ha comunque promesso un aumento della tassazione, sia pur impegnandosi a non modificare il carico fiscale sui redditi al di sotto dei 400 mila dollari all’anno. Le sue proposte sono di alzare la tassa sui redditi delle società dal 21% al 28%, e di riportare al 39.6% l’aliquota relativa alla fascia di reddito più elevata. Inoltre, i redditi finanziari superiori ad un milione di dollari l’anno verranno tassati con la stessa aliquota del 39.6%. Sebbene più ragionevole di una tassa patrimoniale, questa equiparazione dei redditi finanziari a quelli da lavoro appare in forte contrasto con le tradizionali politiche fiscali. Una delle misure più note della Presidenza Trump è stata l’imposizione di tariffe doganali per più di 80 miliardi di dollari, causando una diminuzione del PIL pari allo 0.23 %. Inoltre, poco tempo fa, il Presidente ha ipotizzato un ulteriore inasprimento delle tariffe, ad esempio per penalizzare le aziende nazionali che continuano a produrre all’estero. L’industria dell’automobile è stata tra le più colpite dalle tariffe doganali, a causa della sua dipendenza da componenti importati dall’estero. Mercoledì 23 settembre quattro produttori  Tesla, Volvo, Ford e Mercedes-Benz hanno aperto delle vertenze giudiziarie contro l’amministrazione Trump, chiedendo l’abolizione delle tariffe doganali, che nel loro settore sono pari al 25%, e la restituzione di quanto già pagato. Sebbene il sen. Biden non abbia fatto dichiarazioni in proposito, le aspettative generali sono che manterrà almeno alcune delle sanzioni attualmente in vigore.

Conclusioni

 La popolazione degli Stati Uniti vede il futuro con sempre maggiore apprensione: il rischio  è che ai problemi veri e propri (economia e covid-19) si accompagni la perdita di fiducia nella democrazia come strumento di espressione della volontà popolare.

 

Elezioni USA 2020 – Intervista a Francesco Clementi

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Dopo Paolo Messa l’Osservatorio Amerigo sulle Elezioni Presidenziali USA 2020 ospita Francesco Clementi, professore di diritto pubblico comparato presso l’Univeristà degli Studi di Perugia. Nelle prossime settimane, il sito e la pagina Facebook dell’Associazione continueranno a promuovere un dibattito a più voci sugli aspetti politici, economici e sociali di un appuntamento di importanza planetaria.
Intervista di Valentina Cefalù

Mancano meno di 40 giorni alle elezioni in USA, e 40 giorni sono al contempo tantissimi e pochissimi.  La pandemia di coronavirus ha assicurato che le elezioni 2020 non saranno come nessun altro. Tenere il passo con così tanti nuovi cambiamenti può essere difficile, indipendentemente dal processo di votazione, ogni Stato opera in modo diverso e le regole stanno cambiando. Quali sono i focus point?

Si tratta, mai come oggi, di elezioni storiche. Segnate da un numero impressionante di morti per Covid da un lato, e, dall’altro, da un andamento dell’economia interna fortemente altalenante. Se a ciò si aggiunge, appunto, un elezione presidenziale, che vuol dire anche – non dimentichiamolo – il rinnovo completo della Camera dei Rappresentanti, quello di 1/3 del Senato oltre a diverse elezioni locali e statali, e ci si rende conto che è un anno davvero speciale. A cui si aggiunge peraltro il tema della nomina di un nuovo giudice della Corte Suprema dopo la scomparsa della carismatica Ruth Bader Ginsburg che rende il tutto ulteriormente al calor bianco, tenuto conto che il Presidente Trump potrebbe nominare così tre giudici durante il suo mandato: un vero unicum di un Presidente al primo mandato; sebbene vi siano forti polemiche anche tra i repubblicani, in considerazione del precedente di allora, relativo alla mancata nomina del giudice democratico Garland, nominato da Obama ma non ratificato dal Senato repubblicano, ritenendo impropria una nomina del genere a 293 giorni dalla scadenza del mandato.

Un tema centrale di questa campagna è senza dubbio il voto per posta, dagli esperti ritenuto sicuro, e invece screditato da Trump anche su twitter come fraudolento, ma consentito – a causa della minaccia COVID-19 – nella maggior parte degli stati: dalla North Carolina, Pennsylvania, Michigan, Minnesota e Florida, Arizona, Ohio e Iowa. I voti via posta faranno la differenza?

Immagino proprio di sì, non da ultimo perché, ad esempio, la Corte Suprema della Pennsylvania ha stabilito che le schede possono arrivare fino al 6 novembre e continueranno ad essere contate fino a quando non esisterà una chiara prova (ad esempio, un timbro postale) che le schede siano state spedite dopo il giorno delle elezioni (3 novembre). Così come, del pari, un giudice dello Stato del Michigan ha decretato che le schede potranno essere contate a condizione che il timbro postale sia stato inviato il giorno prima delle elezioni (2 novembre) e che siano pervenute entro il 17 novembre. E se questo accade per due Swinging-States la situazione mette ulteriore salienza nelle valutazioni che si dovranno fare, balucinando già il percorso complesso e tortuoso che ebbe la coda elettorale delle elezioni presidenziali del 2000 tra George W. Bush e Al Gore.

Altro appuntamento immancabile di questa roadmap Usa 2020 il primo dibattito presidenziale martedì 29. A Trump e Biden toccherà proporre idee capaci di coinvolgere, emozionare, scaldare la maggioranza dei cittadini. Cosa c’è da aspettarsi?

Sarà un dibattito importante, non da ultimo perché sarà di sicuro molto visto. Non mancheranno esclusioni di colpi tra i due, ma nessuno – immagino – cercherà il knockout definitivo. Che è sempre un colpo difficile e rischioso. Per cui vi sarà molta dialettica ma nessun vero vincente, a meno che non vi sia un crollo nervoso, per stanchezza, di uno dei due. Ma non credo che avverrà.

Trump ha cambiato in corso il manager al timone della sua campagna elettorale. Stepien è un esperto di campagne elettorali repubblicane, e ha lavorato con Rudy Giuliani, John McCain e con l’ex governatore del New Jersey Chris Christie. Farà la differenza?

Mi pare che la stia già facendo. Il Presidente ha aggiustato la sua strategia e non a caso è meno in difficoltà di come sembrava essere qualche mese fa.

Sul versante economico, passando ai temi più dibattuti, il presidente Trump non ha mancato di sottolineare la necessità di “dissociare” l’economia americana dalla Cina. Ma quanto e come peseranno pandemia, crisi economica e proteste sociali sulle elezioni? 

L’economia, e con essa la pandemia, peseranno moltissimo. Le proteste sociali avranno un peso, ma è un’arma a doppio taglio: fino ad un certo punto politicamente utile per i democratici che, agitando troppo il tema, rischiano di perdere il voto di chi pensa che la sicurezza sia un pre-requisito per esercitare a fondo la libertà. Insomma, una strategia law&order di certo non agevola un voto democratico. Per cui, se posso, direi di maneggiare il tema con attenzione e prudenza politica. Non dimenticando però che gli Stati Uniti sono la patria dei diritti e delle libertà. E anche questo, in un’elezione presidenziale, non può non pesare. Non soltanto agli occhi del mondo. Ma innanzitutto agli occhi degli elettori americani.

Quanto “pesa” la figura della Harris nella strategia?

A mio avviso è stata una scelta giusta, non da ultimo perché il vicepresidente è un ruolo spesso poco considerato. Ma lei ha la forza politica giusta, l’esperienza e la presenza per essere una potente alternativa nella dialettica con i repubblicani. E – da ultimo – una figura realmente presidenziabile. Che – ahinoi – per le elezioni presidenziali, pensando alla storia americana, non può non avere un peso nella scelta di chi, nella catena di comando, in emergenza, è chiamato dalla Costituzione a succedere al Presidente in carica.

I tanti dibattuti “sondaggi”, hanno visto negli ultimi tempi assottigliarsi il divario tra il presidente e lo sfidante Joe Biden. Per gli scettici dei sondaggi nazionali, anche la corsa presidenziale del 2020 si preannuncia stretta? 

Strettissima temo, vorrei dire quasi too-close-to-call. Per cui, immagino che finiranno a contare i voti per molti giorni; e temo che non basteranno gli avvocati. Anche questo, ancora una volta, sarà una lezione importante per tutti noi che abbiamo nel cuore gli Stati Uniti e che conosciamo il fatto che, dentro la complessità di un meccanismo statale di conteggio del risultato nazionale, ritroviamo il senso della scelta del Framers per un Paese che fosse rispettoso delle sue origini ma anche al tempo stesso orientato ad individuare, nel modo più corretto, chi diverrà titolare del potere esecutivo di tutta la Federazione.

Elezioni USA 2020 – Intervista a Paolo Messa

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A meno di due mesi dalla fatidica scadenza di novembre, questa intervista a Paolo Messa, realizzata da Francesca Forcella, giornalista televisiva e coordinatrice del Chapter Amerigo di New York, inaugura le attività dell’Osservatorio Amerigo sulle Elezioni Presidenziali USA 2020. Nelle prossime settimane, il sito e la pagina Facebook dell’Associazione ospiteranno un dibattito a più voci sugli aspetti politici, economici e sociali di un appuntamento dall’esito incerto ma comunque decisivo per i nuovi equilibri mondiali.
Intervista di Francesca Forcella
Paolo Messa, esperto di comunicazione politica. Ha insegnato alle università La Sapienza e Tor Vergata, a Roma, e all’università di Firenze. Ha fondato la  rivista “Formiche”
Secondo Donald Trump il tre novembre gli elettori saranno chiamati a decidere fra l’ordine e la sicurezza  e il caos se vinceranno i democratici. Mentre per Joe Biden è il presidente a fomentare la violenza. Sullo sfondo c’è un  paese sempre più spaccato.
Le elezioni americane del 2020 stanno rivelando un livello di polarizzazione fra più alti mai registrati nella storia contemporanea degli Stati Uniti. Con gli scontri razziali delle ultime settimane Il tema sicurezza è diventato la bandiera del presidente Trump così come quella dei diritti e in particolare i diritto degli Afroamericani quella del duo Biden/Harris. Si tratta di uno scontro molto duro che sta facendo emergere una spaccatura profonda nel paese ed è anche un rischio molto concreto, molto visibile di  “social unrest”, di proteste sociali nell’intero del paese. Queste proteste che sembrano mettere all’angolo il presidente repubblicano, stanno offrendo in realtà un effetto rimbalzo nel senso opposto perché questo consente a Trump di rivendicare  il suo ruolo di presidente Law&Order, della legge e dell’ordine e sembra che gli ultimi sondaggi gli stiano dando ragione. Credo e per certi versi spero che anche per recuperare l’elettorato moderato i Dems assumano posizioni di maggiore vicinanza e sostegno nei confronti delle forze dell’ordine e dall’altra parte spero che Trump e i suoi supporters facciano qualcosa di concreto per riconoscere il valore del contributo degli afroamericani alla vita quotidiana del paese e alla la sua ricchezza. Mi auguro che alla fine prevalgono le ragioni della convergenza. Non mi sfugge però la consapevolezza che al momento la radicalizzazione sta prevalendo e non è detto che questa radicalizzazione non possa paradossalmente premiare proprio il presidente uscente.
Eppure Biden sembra avere dalla sua l’elettorato afroamericano e la scelta di Kamala Harris, prima donna di colore a essere scelta come candidata alla vicepresidenza dovrebbe  aiutare il ticket democratico?
La scelta di Kamala Harris rientra nello sforzodei democratici di presentare un fronte unito ed evitare le divisioni interne al partito che hanno portato alla sconfitta del 2016 ma non bisogna dimenticare che  il voto negli Stati Uniti funziona in maniera molto diversa rispetto all’Italia. La differenza sta nella capacità di mobilitare il proprio elettorato e portarlo, accompagnarlo quasi  fisicamente alle urne.  L’esperienza di Obama, pur molto apprezzata in Europa e nel mondo per la sua tensione verso i diritti civili non era risultata forse così apprezzata da quella stessa comunità nera che oggi ha preso le redini del movimento di Black Lives Matter. Un pezzo di quell’elettorato, almeno nel 2016, non si era mobilitato a sufficienza. L’impressione è che Il moto di indignazione provocato  dalla morte di George Floyd possa essere una freccia in più nell’arco dei democratici, ma abbiamo visto come il presidente americano sta cercando di rovesciare la situazione richiamando l’attenzione sull’ordine e la sicurezza.
Allora veniamo agli Swing States, i famosi stati pendolo. Trump negli ultimi giorni ha accorciato le distanze, ma nei sondaggi nazionali Biden è ancora in vantaggio. Eppure  la partita si gioca sempre su una manciata di stati dove gli elettori non votano secondo partito, ma secondo coscienza.
Io credo che entrambi candidati faranno tutto il possibile per agganciare gli elettori indecisi contrapponendo due visioni  per il paese e due caratteri opposti. Possiamo certamente rilevare che entrambe i candidati giocano molto sulla debolezza altrui. Biden si propone quasi in maniera antitetica a Donald Trump. Fa del suo carattere, della sua esperienza e anche della sua età l’elemento distintivo e si mantiene dentro quello che possiamo definire il confine del politicamente corretto, a partire dalle regole del distanziamento sociale. Trump rappresenta il candidato che non ha timore di cavalcare la tigre dell’antipolitica, contrappone all’esperienza a suo dire paludata di Biden il suo rapporto diretto con gli elettori, rapporto che tiene vivo con cinguettii di Twitter e con il contatto fisico con i suoi supporter in contrapposizione alle regole di Washington, incarnate da Biden e che lui rigetta come dannose per il paese. Trump ha una maggiore capacità di movimento e Biden non appare cosí forte. ma credo che per fare leva sugli elettori indecisi il fattore decisivo ancora una volta sara’ l’economia.

Vale ancora nel 2020 lo slogan che portò 
Bill Clinton alla Casa  Bianca:” It’s the economy stupid”?
 La capacità di agganciare il rimbalzo -se ci sarà- della ripresa sarà un fattore non modesto per la campagna di Trump, tuttavia  anche queste elezioni sono un referendum sul presidente uscente e  tanto più forte sarà lo scontento tanto maggiore potrebbero essere i voti
“contro” a prescindere dall’ entusiasmo per Biden. E non dimentichiamo che alla fine della campagna elettorale i candidati  si sfideranno dal vivo nei dibattiti davanti al paese e ai giornalisti  e anche questi
 contribuiranno molto sugli esiti finali.
Che ruolo avranno queste elezioni sui rapporti fra Italia e Stati Uniti
Il legame fra i due paesi è sempre stato forte a prescindere di chi siede a Palazzo Chigi e chi alla Casa Bianca. Per molte ragioni Trump  ha rappresentato un’eccezione perchè pur rimanendo fedele al rapporto di grande amicizia verso l’Italia, c’è stato un “downgrade” nel rapporto complessivo con gli altri paesi europei, cosa che non era  mai capitata in passato. Ci  siamo ritrovati in una  situazione per certi versi positivi per l’Italia. Non penso che il nostro paese abbia colto appieno tutte le  opportunità che potevano derivare da questa asimmetria. Detto questo è chiaro che sia Trump e tanto di più Biden lavoreranno per migliorare le relazioni con le principali capitali europee e Washington.
FF Come l”Italia avrebbe potuto sfruttare meglio questa asimmetria?
L’Italia poteva rafforzare molto il legame economico con gli Stati Uniti, laddove si potevano determinare molti “deal” per attrarre capitali e investimenti.  Obiettivamente  nell’ultima fase dell’amministrazione Obama con Renzi ci furono segnali molto importanti sia nel settore dell’industria farmaceutica che in quello della tecnologia per attrarre maggiori investimenti in Italia e far crescere ancora di più la quota già enorme dell’export italiano negli Stati Uniti. Quando c’è stato l’annuncio di voler aderire in pompa magna alla via della seta il rapporto con gli Stati Uniti non è venuto meno, ma certamente non abbiamo favorito lo scambio economico con Washington.

Premio giornalistico Amerigo, tutto pronto per la XII edizione

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E’ indetta la dodicesima Edizione del Premio Giornalistico Amerigo. Saranno premiati otto giornalisti (fra professionisti e pubblicisti) che raccontano l’America agli Italiani contribuendo a migliorare la conoscenza della società e della cultura statunitense nel nostro Paese per le sezioni agenzie giornalistiche, quotidiani, periodici, radio, televisione, fotografia, siti web, social network-twitter; verrà inoltre attribuito il Premio under 35, il Premio Speciale ed il Premio Europa, quest’ultimo su segnalazione di Enam. Il Regolamento e la Scheda di segnalazione possono essere scaricati seguendo i link in fondo alla notizia. Per partecipare occorre compilare la Scheda di Segnalazione ed inviarla a: premioamerigo@associazioneamerigo.it entro e non oltre il  30 settembre 2020. I vincitori saranno proclamati il primo giorno utile di novembre e la Cerimonia di Premiazione avverrà a Firenze la mattina di giovedì 10 dicembre 2020.     P.G. REGOLAMENTO   P.G. SCHEDA DI SEGNALAZIONE

Gumina nuovo presidente di Amerigo

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L’economista Andrea Gumina, 43 anni, siciliano, è il nuovo Presidente di Amerigo.  Lo ha eletto l’Assemblea dei Soci riunitasi con modalità telematica. Insieme a Gumina ed al Past President Vito Cozzoli, siederanno nel nuovo Consiglio direttivo Edoardo Imperiale (Vicepresidente), Silvia Minardi (Vicepresidente), Antonio Amendola, Marco Marturano, Antonio Perdichizzi, Gianluca Petrillo e Luca Ruiu.  Conferma per Massimo Cugusi nel ruolo di Segretario generale. Rinnovati anche i vertici dei Chapter territoriali con Ernesto di Giovanni (Roma), Diego Guida (Napoli), Edoardo Croci (Milano), Michele Ricceri (Firenze), Daniela Rondinelli (Bruxelles) e Francesca Forcella, nominata alla guida del nuovo Chapter di New York. Completano la squadra di Gumina  i membri dei Direttivi  territoriali: Camilla Bosi, Marco Consoli, Paolo Della Vecchia, Carlo Gattai, Alessio Lombardo, Alessandro Patelli, Mohamed Saady e Filomena Tucci. Sono stati inoltre attivate quattro Commissioni Permanenti così costituite, rispettivamente sotto la responsabilità del Presidente, dei due Vice Presidenti e del Segretario Generale.Commissione Permanente sul Posizionamento Strategico e Partnership Ernesto Di Giovanni, Renato Giallombardo, Marco Mairaghi, Marco Marturano, Maurizio Mancianti, Barbara Pontecorvo. Commissione Permanente sul Sviluppo Associativo e Organizzazione Federico Cornelli, Massimo Giuliano, Giuseppe Mazzei, Gianluca Petrillo, Luca Ruiu. Commissione Permanente su Definizione ed Esecuzione del Programma Rosa Giovanna Barresi, Giorgio Dell’Erba, Mario Galluppi e  Yahyâ Pallavicini. Commissione Permanente su Media & Comunicazione Enzo Agliardi, Giovanni Cubeddu, Marzio Fatucchi, Antonio Perdichizzi. Nelle linee programmatiche approvate dall’Assemblea trova ampio spazio una riflessione sul mondo post-COVID 19 animata dai contributi di alumni ed esperti provenienti da Italia, Stati Uniti e dagli altri Paesi euro-asiatici nei quali è presente l’European Network of American Alumni Association.

Premio letterario Quattro Libertà. Vincitori

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Sono Vannino Chiti, Nino Daniele con Tano Grasso e Antonio Di Florio, Giorgio Chiarva ed Emilia d’Antuonocon Vittoria Franco, Anna Scattigno, e Franca Maria Alacevich i vincitori della quinta edizione del Premio letterario nazionale Amerigo delle “Quattro libertà” 2020. La cerimonia di premiazione si è svolta in modalità on line e nel rispetto delle normative antiCovid, dallo “Spazio Guida” di via Bisignano a Napoli con i soci di Amerigo collegati da tutta Italia.
L’edizione 2020 del riconoscimento è stata organizzata con il patrocinio del Consolato americano di Napoli per il Sud Italia in produttiva sinergia dai chapter di Napoli e di Firenze dell’associazione Amerigo, che ha sede nazionale presso l’Ambasciata degli Stati Uniti d’America in Italia e riunisce gli Alumni che hanno frequentato i programmi di scambi culturali promossi negli Stati Uniti dal Dipartimento di Stato Usa.
All’evento, coordinato dal vicepresidente nazionale di Amerigo Edoardo Imperiale e dal responsabile del Chapter Napoli Diego Guida, sono intervenuti fra gli altri il presidente dell’associazione Andrea Gumina, il segretario generale Massimo Cugusi, il coordinatore di Amerigo Firenze Michele Ricceri e la funzionaria del Consolato americano di Napoli Shai Washington. Il ministro per gli Affari Europei Enzo Amendola, anch’egli socio Amerigo e fra i partecipanti a un programma di scambio IVLP nel 2008, ha inviato un messaggio di saluto.
La mission del Premio letterario Amerigo è valorizzare le opere letterarie (saggi, romanzi, novelle ed altri scritti) la cui trama si ispiri alle Libertà fondamentali del convivere civile e della pace internazionale quali le Libertà di Parola e Opinione, Religione e culto, Libertà dal Bisogno e dalla Paura, citate dal Presidente Franklin Delano Roosevelt nel discorso sullo stato dell’Unione (noto come “discorso delle Quattro Libertà”) il 6 gennaio1941, e inserite nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, parte integrante della Carta Costitutiva delle Nazioni Unite.
A Vannino Chiti, già vicepresidente del Senato, è stato assegnato il Premio letterario Amerigo delle Quattro libertà per la sezione “Libertà di religione” per il suo “Le religioni e le sfide del futuro – Per un’etica condivisa fondata sul dialogo”, edizioni Angelo Guerini & associati, mentre a Nino Daniele (già vicepresidente della Regione Campania, sindaco di Ercolano e assessore alla Cultura e Turismo del Comune di Napoli) con Tano Grasso e Antonio Di Florio va il Premio “Libertà dalla paura” per “Ercolano, una storia antiracket”, Guida Editori. Il Premio “LIbertà dal bisogno” va a “Il banchiere galantuomo – Amedeo Peter Giannini”, di Giorgio Chiarva, Francesco Brioschi Editore, mentre il premio “Libertà di opinione”, va ad Emilia D’Antuono con Vittoria Franco, Anna Scattigno e Franca Maria Alacevich, con “Le parole della convivenza”, Castelvecchi editore Roma.

 

A Claudio Lindner il Premio Speciale Amerigo XI edizione

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Alla presenza del Console Generale Benjamin Wohlauer e della Portavoce dell’Ambasciata Americana a Roma Lillian deValcourt-Ayalasi è tenuta la cerimonia di assegnazione del Premio Giornalistico Amerigo XI edizione. Nei suoi saluti, il Console Wohlauer ha affermato, “Un clima libero e trasparente per il giornalismo rimane uno dei pilastri della democrazia americana e di quella italiana. Un dibattito pubblico dinamico ma educato, basato sui fatti, non sul rancore o l’emozione, è parte integrante dell’impegno civico. Una cittadinanza ben informata è essenziale per il funzionamento delle istituzioni democratiche. I giornalisti svolgono un ruolo fondamentale nel forgiare il pensiero dei cittadini”. Hanno ricevuto l’ambito riconoscimento per il loro impegno nel favorire una migliore conoscenza degli Stati Uniti in Italia: Claudio Lindner, vice direttore della Scuola di Giornalismo Walter Tobagi dell’ Università Bocconi di Milano  (Premio Speciale), Serena Di Ronza (Ansa), Guido Olimpio (Corriere della Sera), Donatella Mulvoni e Manuela Cavalieri (corrispondenti da New York), Sebastia no Barisoni (Radio24 Il Sole 24 Ore), Oliviero Bergamini (Rai da New York), Margherita Mirabella (fotografa), Luca De Biase (Il Sole 24 Ore), Mariangela Pira (Sky Tg 24), Giulia Alice Pozzi (La Voce di New York). la giornalista televisiva Jana Ciglerova si è invece aggiudicata il Premio per la sezione ENAM, grazie alla nomination del Czech IVLP Club, organizzazione ufficiale degli alumni dell’omonimo Programma di scambi nella Repubblica Ceca.

Premio Quattro Libertà 2019, ecco i vincitori

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Si è svolta a Roma presso il Centro Studi Americani la Cerimonia di Premiazione della Quarta Edizione del Premio Letterario nazionale Amerigo delle Quattro Libertà. Hanno ricevuto l’ambito riconoscimento   “Ciò che possiamo fare” di Lella Costa (Libertà di Religione ,  “Le ragazze di Via Rivoluzione” di Viviana Mazza (Libertà di Opinione) “Homo Premium” di Massimo Gaggi ( la Libertà dal Bisogno)  e “Il Fallimento è rivoluzione” di Francesca Corrado (Libertà dalla Paura ). Il Premio valorizza quelle opere letterarie che anche indirettamente si rifanno alle Quattro Libertà citate dal presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt nel discorso sullo stato dell’Unione del 6 gennaio 1941, da allora citato come “Discorso delle Quattro Libertà”. Alla presenza degli Organi nazionali di Amerigo ai premiati, oltre ad un orologio di Locman Italy, sponsor del Premio, è stata donata una serie di francobolli polacchi stampati in Italia nel 1946 a favore del contingente militare polacco che combattè la campagna d’Italia della seconda guerra mondiale con sovrastampato “Honor the Four Freedoms” (onora le Quattro Libertà” firmato F.D. Roosevelt).

Da New York a Boston, Amerigo for Law si conferma un programma di successo

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Si è appena concluso Amerigo For Law 2019 il programma organizzato dall’Associazione Amerigo a Washington D.C e Boston, su Innovation e Fintech. L’appuntamento annuale di Amerigo For Law di quest’anno è stato possibile grazie alla collaborazione  con l’Ambasciata d’Italia a Washington DC e del Consolato Generale d’Italia a Boston. Ormai alla sua terza edizione, questa iniziativa è stata ideata dal Presidente dell’Associazione Amerigo, Avv. Vito Cozzoli, e dall’ Avv. Rosa Giovanna Barresi, membro dell’ Advisory Board di Amerigo e Presidente dell’ European Chapter della Fordham Law Alumni AssociationI partecipanti ad Amerigo For Law a Washington DC hanno anche avuto l’opportunitá di avere incontri di alto profilo istituzionale, presso US Department of Commerce, lnternational Monetary Fund,  Institute of International Finance e Consumer Financial Protection Bureau. Alcune attività accademiche sono state svolte presso la Georgetown University in Washington DC,  con il professor Chris Brummer, e presso il Massachussetts Institute of Technology,  con i l professore Gary Gensler. Il Prof. Silvio Micali, professore di computer science al Massachussetts Institute of Technology, matematico e pioniere della crittografia, vincitore del premio Turing, ha invece accolto con una sua lecture i partecipanti di Amerigo For Law presso Algorand, la società tecnologica fondata dallo stesso Micali. S.E. Armando Varricchio, Ambasciatore d’Italia a Washington DC ha ospitato i partecipanti presso la sua residenza di Villa Firenze, per  una colazione con il guest speaker Alec Ross, mentre il Vice Console Generale Emilia Luciani ha accolto i partecipanti al Consolato Generale d’Italia a Boston, per un cocktail preceduto da una lecture del prof. Christian Catalini. Il Dr. Gianni Di Giovanni, Head dell’Eni International Relations team di  Washington D.C. e Chairman di ENI Petroleum, Inc e di ENI USA R & M, durante un working-dinner ha prospettato una interessante analisi su come gli Stati Uniti si preparano alle elezioni presidenziali. Gli  incontri con i colleghi degli studi  Morgan, Lewis & Bockius LLP, Baker McKenzie, Orrick, Herrington & Sutcliffe LLP, Goodwin, Procter LLP, si sono svolti nell’ottica di un confronto sulla regolamentazione del Fintech negli USA ed in Italia e sulle attivitá di compliance delle nuove tecnologie, rappresentando anche un’occasione di networking. Il programma é stato completato con gli incontri con i rappresentanti di realtà volte al lancio di prodotti fintech trasformativi, quali l’acceleratore MassChallenge e dello sviluppo dell’ecosistema dell’innovazione quali il MIT Regional Entrepreneurship Acceleration Program (MIT REAP).I partecipanti ad Amerigo For Law hanno concluso il programma arricchendosi di nuove idee ed energie positive, volte amantenere l’Italia al passo con le altre Smart Nation, sempre nell’ottica di contribuire al dialogo transatlantico ed a rafforzare le relazioni tra l’Italia e gli Stati Uniti d’America. 

Una Partnership per la cultura e lo sviluppo

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Valorizzare l’enorme patrimonio culturale e artistico italiano – oggi in gran parte sottovalutato – per far decollare progetti che coinvolgano pubblico e privato allo scopo di attrarre nuovi investimenti in grado di rilanciare e far crescere i territori da un punto di vista economico, occupazionale e di sviluppo sostenibile. Attorno a questa idea di base, si è sviluppato il dibattito che ha fatto da supporto all’incontro promosso a Roma dall’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia in collaborazione con“Amerigo, “Cultura Italiae”, l’Associazione Civita (che ha ospitato i lavori), Global Investor Alliance e “Utopia” dal titolo: “Promuovere il patrimonio culturale per la crescita economica”. Il Keynote Speech è stato sviluppato da Steven Wolff, Presidente e fondatore della AMS Planning & Research Corp per il settore Arti e Intrattenimento e della AMS Analytics LLC. che da 30 anni ha fatto dell’arte e della cultura il proprio business. Prima di Wolff, ci sono stati gli interventi di Rodney Ford, addetto culturale dell’Ambasciata Usa in Italia, di Massimo Cugusi, Segretario generale dell’Associazione “Amerigo” e dall’illustrazione del progetto “Partnership4Growth2020” da parte del Vice Presidente dell’Associazione “Amerigo”, Andrea Gumina. Alla tavola rotonda hanno preso parte, oltre allo stesso Wolff, il Capo di Gabinetto del Mibac, Tiziana Coccoluto; il Responsabile dell’Area Ricerca e studi di CDP, Gianfranco Di Vaio; il Presidente di Global Investors Alliance, Valerio De Luca; il Capo dell’Ufficio legislativo del Mise, Enrico Esposito; il Capo di Gabinetto del Mipaaft, Luigi Fiorentino. Le conclusioni sono state tratte dal Presidente di “Cultura Italiae”, Angelo Argento.